Il nuovo contratto di servizio di Atac prevede l’istituzione
di nuove linee sfruttando i filobus esistenti.
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Entro pochi mesi le linee 72 (Laurentina-Trigoria) e 73 (Agricoltura-Trigoria) dovrebbero essere trasformate in filobus. Questo è ciò che si evince dalla lettura dei diversi documenti che compongono il nuovo contratto di servizio di Atac, secondo il quale l’attuale produzione di 1,8 milioni di vetture-chilometro anno aumenterà già dal 2025 a 2,6 milioni, restando poi stabile nel tempo.
In base all’allegato 1 relativo al programma di esercizio
della superficie, già da febbraio la linea 73 diventerà filobus sfruttando le vetture Breda già in forza sulla linea 74 (Laurentina-Fonte Laurentina).
Successivamente, da aprile 2025, sarà il turno della linea 72, che utilizzerà i
medesimi veicoli bimodali elettrici-gasolio.
Stando alle carte il travaso sarà totale, senza un esercizio
misto tra bus tradizionali e filobus, come invece avviene già oggi per la linea 60.
Una notizia che in sé e per sé dovrebbe far gioire, visto
che il filobus è una modalità più ecologica dell’autobus tradizionale, ma non è
il caso di Roma.
Sulle linee succitate, infatti, gli interventi finora hanno
riguardato il mero adeguamento di lunghezza delle banchine in zona Trigoria e Campus Biomedico, oltre che l’attestazione presso il nuovo capolinea di via Guglielmo Guasta. Oltre a ciò non è stato aggiunto un solo metro di bifilare, con i mezzi che
saranno costretti a viaggiare prevalentemente in modalità a gasolio, con buona
pace della sostenibilità non solo ambientale, ma anche economica.
I filobus Breda non sono stati concepiti per viaggiare così a lungo senza trazione elettrica: ne consegue che una vettura può
arrivare a consumare fino a un litro di carburante per chilometro percorso.
Se da una parte capiamo l’esigenza di ottimizzare l’uso
della maxi flotta di 45 filobus consegnati per la rete dell’EUR, di cui è stato
realizzato il misero ramo di 5,5 km del 74, dall’altra parte utilizzare i mezzi
impropriamente nuocerà solamente alle casse dell'azienda senza alcun tipo di vantaggio
ambientale.
Come già detto in altre sedi, la città di Roma deve decidere se il filobus deve essere un sistema da rilanciare o dismettere definitivamente.
Attualmente, a causa della pessima configurazione della rete, la gestione di
tale mezzo risulta essere estremamente antieconomica. Dall’altra parte,
inoltre, il PUMS di Roma prevede quattro corridoi scollegati tra di loro, che
ripetono l’errore di una pianificazione frammentaria e non interconnessa.
Insomma, serve ben altro che un mero green-washing delle
linee 72 e 73, che di ecologico avranno poco o nulla.
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